Usufruendo della potentissima Wikipedia iniziamo a vedere di cosa si tratta.
Teoria Monetaria Moderna (Modern Monetary Theory, MMT) è il termine moderno per indicare il corpo teorico del cartalismo e con esso si fa riferimento a una teoria economica che intende descrivere nel dettaglio le procedure e le conseguenze dell'utilizzo della moneta a corso legale rilasciata dallo stato.
La teoria fu presentata per la prima volta dall'economista tedesco Georg Friedrich Knapp nel 1895, con l'importante contributo di Alfred Mitchell-Innes. Tale teoria influenzò neglianni '30 il Trattato sulla moneta di John Maynard Keynes, che cita Knapp e il cartalismo nella pagina di apertura. La teoria economica è sostenuta da alcuni economisti post-keynesiani.
Per alcuni autori la Teoria Monetaria Moderna non fa altro che descrivere il sistema monetario in vigore sin dall'abolizione, avvenuta nel 1971, del sistema aureo.
Storia
La Teoria Monetaria Moderna affonda le sue radici nel cartalismo, del quale è considerata il corpo moderno. Il cartalismo (chartalism in lingua inglese, dal latino "charta" cioè "carta", in attinenza alla natura della moneta cartacea prevista nel sistema della moneta a corso legale e in contrapposizione con la teoria monetaria del metallismo) viene elaborato alla fine del XIX secolo dall'economista tedesco Georg Friedrich Knapp, poi ripreso da John Maynard Keynes nel suo Trattato sulla moneta.
Il cartalismo nasce come teoria complementare al circuitismo in quanto in origine essa è pensata per spiegare le cosiddette "interazioni verticali", ovverosia da settore pubblico a privato e viceversa, mentre la teoria del circuitismo nasce invece per illustrare le cosiddette "interazioni orizzontali", ovverosia da privato a privato. Nell'ambito di queste ultime è compreso il concetto, derivante dalla scuola orizzontalista, di moneta-credito ossia di moneta sotto forma di credito.
Nello specifico il termine di "Modern Monetary Theory" viene successivamente coniato dall'economista australiano Bill Mitchell in riferimento a una frase contenuta nel trattato di Keynes. Per queste sue origini, la Teoria Monetaria Moderna è anche definita con il nome di neo-cartalismo.
Il principale luogo da dove parte il rilancio moderno della teoria è l'Università del Missouri-Kansas City, ove insegnano Randall Wray, Stephanie Kelton, William Black, Michael Hudson, e dove ha sede il Centro per la Piena Occupazione e la Stabilità dei Prezzi di Warren Mosler.
James Kenneth Galbraith è uno dei più celebri sostenitori della teoria e nel 2010 scrive la prefazione del libro di Mosler intitolato Seven Deadly Innocent Frauds of Economic Policy(it. Le sette innocenti frodi capitali della politica economica).
Assioma fondante la teoria
Secondo la Teoria Monetaria Moderna, una nazione dotata di sovranità monetaria, ossia di moneta a corso legale che è in libera fluttuazione sul mercato valutario e la cui facoltà di emissione è nella pertinenza esclusiva di istituzioni nazionali controllate dallo stato in modo diretto o indiretto e di debito denominato esclusivamente in tale moneta, non può fallire in quanto la sua "capacità di pagamento" ("ability to pay" in inglese) è illimitata parimenti a come è illimitata la sua capacità di stampare moneta. Di conseguenza, non ci sono tetti razionali al deficit e al debito sostenibili da parte di una nazione, poiché essa ha un potere illimitato di finanziare questi disavanzi stampando moneta.
Il ruolo della tassazione
In tale sistema la tassazione non svolge pertanto il ruolo di finanziare la spesa pubblica, bensì di rendere effettivo il controllo dello stato sulla moneta, sulla quantità di massa monetaria circolante e sulla velocità di circolazione della moneta. Potendo così lo stato emettere la propria moneta a volontà, la Teoria Monetaria Moderna sostiene che il livello di tassazione, in specie rispetto alla spesa pubblica, è primariamente non un mezzo di finanziamento delle attività della cosa pubblica bensì uno strumento politico che di fatto regola l'inflazione e la disoccupazione. Pertanto la creazione di deficit o di surplus nel bilancio pubblico è il frutto di una decisione eminentemente di natura politica e non economica da parte dello stato.
Secondo la Teoria Monetaria Moderna, il denaro entra in circolazione attraverso la spesa pubblica. In altre parole, la moneta è prima creata e spesa dallo stato, e solo successivamente avviene l'esazione delle imposte. La tassazione viene impiegata per rendere effettiva l'adozione della moneta a corso legale, conferendole valore mediante la creazione di domanda sotto forma dell'obbligo dell'imposizione fiscale che può essere soddisfatto solo con la valuta nazionale. L'obbligo di pagamento delle imposte con la valuta nazionale, unito alla fiducia e all'accettazione della moneta da parte anzitutto dei cittadini, contribuisce in modo determinante alla conservazione del valore della divisa nel corso del tempo ovverosia al controllo sull'inflazione.
Gli effetti della natura della moneta sull'economia pubblica e privata
L'affermazione che la moneta è dunque "creatura dello stato" comporta sia che non esiste alcuna ragione affinché la spesa pubblica debba essere coperta da un corrispettivo prelievo fiscale sia che lo stato può spendere senza prima avere incamerato gettito fiscale e che perciò può impiegare tutte le risorse necessarie a incrementare l'attività economica e l'occupazione. Ne consegue che secondo gli economisti della Teoria Monetaria Moderna, tra cui James Kenneth Galbraith, l'emissione di moneta veicolata all'aumento della produzione consente allo stato di fare deficit di bilancio, quasi senza limiti, senza un apprezzabile pericolo di inflazione, sin quando non si arriva al pieno impiego. Inoltre, durante le fasi di contrazione economica, la sottrazione di massa monetaria circolante, causata da politiche finalizzate all'ottenimento del surplus nel bilancio statale, comporta un impoverimento del sistema produttivo, dei cittadini e delle imprese, che si vedono sottrarre moneta che altrimenti verrebbe usata per alimentare l'economia. Il surplus nel bilancio pubblico rende lo stato un risparmiatore netto e parallelamente rende il settore privato un debitore netto. L'effetto delle politiche statali atte al perseguimento del surplus di bilancio è quindi di forzare il settore privato a indebitarsi riducendo di conseguenza la ricchezza dei cittadini. Viceversa, il deficit nel bilancio statale contribuisce ad alimentare e a garantire la ricchezza del settore privato, e il debito pubblico risultante da questo deficit è pertanto l'espressione del miglioramento delle condizioni economiche dei cittadini. Il deficit e il debito pubblici sono dunque strumenti, a disposizione dello stato, finalizzati al raggiungimento della massima capacità occupazionale e produttiva di una nazione.
La diffusione in Italia
In Italia la Teoria Monetaria Moderna è stata introdotta e presentata all'attenzione dell'opinione pubblica da giornalisti economici quali ad esempio Paolo Barnard.
In più occasioni in Italia si sono svolto seminari sulla Teoria Monetaria Moderna e sono ivi intervenuti come relatori i principali economisti a livello mondiale che sostengono tale teoria, quali William Black, Marshall Auerback, Michael Hudson, Stephanie Kelton, Alain Parguez.
Fonte Wikipedia
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