Qualcosa di incredibile sta avvenendo nel giornalismo mainstream, perchè due giornalisti, Federico Rampini di Repubblica e Andrea Telara di Panorama hanno deciso nello stesso giorno (coincidenza?) di rompere il muro di gomma che ancora sembrava imprigionare nel silenzio le nuove teorie monetarie americane elaborate dal gruppo di lavoro della Modern Monetary Theory MMT (o Modern Money Theory, per i meno raffinati). I due giornalisti parlano di queste teorie con la stessa superficialità e noncuranza con cui si tratta un argomento da salotto o un semplice fenomeno di costume, però mi sembrava giusto segnalare che qualcosa si sta muovendo anche nei palazzi ovattati di quelli che difendono il sistema ad ogni costo e pensano che qualsiasi vero cambiamento sociale possa nuocere alla loro carriera.
Dal punto di vista tecnico, la loro conoscenza della materia è davvero lacunosa e frammentaria (pensano in pratica che la MMT sia solo un utilizzo più marcato dell’arma del debito pubblico da parte dei governi, senza spiegare concretamente il motivo per cui gli economisti americani sostengono che il debito sia un falso problema), ma possiamo sicuramente affermare che un primo passo importante è stato fatto verso la diffusione di nuove metodologie per affrontare i disastri dell’attuale crisi finanziaria e i dilemmi del sistema monetario moderno: chissà che qualcuno dei lettori dei due giornali non si incuriosisca davvero e cominci ad approfondire seriamente l’argomento. Leggendo i due articoli, mi ha molto stupito che entrambi i giornalisti
non hanno menzionato (volutamente o involontariamente?) i seguenti tre punti fondamentali della teoria:
1) Nessuno dei due ricorda che la MMT prende le mosse dalla gande rivoluzione epocale avvenuta nel 1971, quando il presidente americano Richard Nixon abolì il regime monetario del “gold exchange standard” e diede inizio alla politica monetaria della “fiat money” (creazione di moneta dal nulla, senza alcuna convertibilità in oro o in altro bene di scambio): forse è meglio non far sapere ai lettori che i loro soldi non valgono niente, ma vengono invece gestiti da chi ha il monopolio dell’emissione (banche centrali e banche private) come se avessero un reale valore di conversione o fossero una concreta riserva di ricchezza (vedi la pratica del debito associato all’emissione).
2) Nessuno dei due accenna al fatto che i paesi dell’eurozona non hanno più alcuna sovranità monetaria e quindi le teorie della MMT non sarebbero applicabili in maniera corretta: siccome i paesi dell’Eurosistema, inclusa l’Italia, non sono più proprietari della loro moneta e non possono più spendere liberamente per finanziare la spesa pubblica ma devono prima chiedere finanziamenti ai mercati e poi spendere, la loro politica monetaria risulterà sempre subordinata alle condizioni imposte dai mercati. Secondo i giornalisti invece basterebbe che la banca centrale BCE comprasse più titoli di stato nel mercato secondario e il problema del debito pubblico sarebbe risolto: ma non è proprio così perché la BCE e le banche centrali europee del SEBC prima o poi obbligherebbero i governi nazionali a rimborsare il debito, mentre la FED degli Stati Uniti utilizza il debito pubblico per movimentare le riserve bancarie e indirizzare il regime degli interessi nel mercato interbancario, ma non chiede nulla ai cittadini americani.
3) Entrambi i giornalisti glissano sull’argomento macroeconomico che sta alla base della MMT: in mancanza di un costante apporto del surplus della bilancia dei pagamenti con l’estero (esportazioni meno importazioni, saldo finanziario con l’estero), il debito pubblico è l’unico strumento che può fornire ricchezza netta ai cittadini e impedire l’aumento incontrollato dell’indebitamento privato. Ancora una volta si evita di raccontare ai cittadini come stanno veramente le cose, perché quando questa verità verrà scoperta dalla maggioranza, dalla massa critica, dalla fascia meno informata dell’opinione pubblica sarà difficile tornare indietro e continuare ad operare nei mercati finanziari come se nulla fosse accaduto.
Singolare poi la circostanza che nessuno dei due giornalisti abbia ricordato che il loro collega Paolo Barnard è stato il primo a parlare di Modern Money Theory in Italia con il suo libro “Il più grande crimine” e lo stesso Barnard ha organizzato due Summit di tre giorni a Rimini per incontrare i maggiori esperti ed economisti internazionali della MMT.
Chissà forse è stato questo il vero motivo che ha spinto i due giornalisti a scrivere un articolo pochi giorni prima dell’inizio dell’evento: nel caso in cui il Summit della MMT avesse successo, loro potranno sempre dire che ne avevano già parlato nei loro articoli, quindi è roba vecchia, non c’è nulla di nuovo. E’ un modo abbastanza usuale e collaudato di trattare gli argomenti che danno fastidio: parlarne prima, minimizzare, evitare che l’opinione pubblica venga travolta dall’effetto novità e si appassioni veramente ad approfondire una nuova corrente di pensiero. In ogni caso, cercando di vedere il bicchiere mezzo pieno e i progressi di una diffusione maggiore della MMT, vi lascio alla lettura dei due articoli dello “scandalo”.
LA TEORIA MONETARIA MODERNA CI SALVERA’ DALLA GRANDE CONTRAZIONE?
di Federico Rampini
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