'A rata der mutuo
Permettetemi una considerazione personale.
Sono stanco di discutere i vantaggi o gli svantaggi economici della moneta unica. Ho mostrato come altri, da decenni, l’abbiano fatto con maggiore autorevolezza dime, giungendo a conclusioni univoche. Il punto però non è questo. Io vorrei chiedervi: i nostri padri, i nostri nonni, che a un certo punto hanno deciso di andare sulle montagne per fare la resistenza, e anche quelli che invece sono rimasti a casa, secondo voi, prima di partire, o di restare, si sono chiesti se l’anno dopo la benzina sarebbe costata due euro al litro? Si sono chiesti se l’inflazione sarebbe aumentata di uno, due, o dieci punti? Si sono chiesti cosa sarebbe successo alla rata del mutuo?
Non credo. Avranno avuto altre motivazioni, e sono certo che
non tutte saranno state nobili, perché l’uomo è fatto così. Ma il conto della
serva non penso che lo abbiano fatto in molti: né quelli che sono partiti, né
quelli che sono restati.
Preciso il concetto, qualora non fosse chiaro.
Se anche fuori dall’euro ci fosse un baratro economico (ma
le cose, come sappiamo, stanno in modo opposto), se anche l’uscita ci
consegnasse, come pretendono certi strampalati disinformatori, alle sette piaghe d’Egitto,
sarebbe comunque dovere morale e civile di ogni italiano opporsi al simbolo di
un regime che ha fatto della crisi economica un metodo di governo, che ha
eletto a propria bandiera la deliberata ed esplicita e rivendicata soppressione
del dibattito democratico.
Opporsi all’euro è l’unico segnale che oggi rimanga a un
cittadino europeo per dichiarare il proprio dissenso dal metodo paternalistico con
il quale l’élite mette il popolo di
fronte al fatto compiuto, affinché il popolo vada dove l’élite vuole condurlo. Così come l’autore del “divorzio” ammette di
essere stato perfettamente consapevole del fatto che questo avrebbe condotto a un’esplosione del debito, gli autori dell’euro ammettono di essere stati
perfettamente consapevoli che iniziare l’integrazione europea dalla monetaavrebbe condotto a una crisi. Sfido io! C’erano trent’anni di letteratura
accademica a dimostrarlo. Ma, teorizzano questi politici, la crisi era
necessaria: bisognava che il debito pubblico esplodesse perché lo Stato
imparasse a spendere di meno; bisognava che l’Europa arrivasse all’orlo del
conflitto perché gli Stati si decidessero a muovere verso la non meglio
specificata “unione politica”.
Solo che in questi argomenti c’è sempre qualcosa che non
torna. Dopo il divorzio lo Stato non ha speso di meno, ma di più, e per di più orientando
la propria spesa verso i più ricchi. L’unione politica proposta si configura
sempre di più come progetto imperialistico: si parla apertamente di creare Zone
economiche speciali in Grecia, di mettere sotto tutela tutti i governi
periferici...
Se accettiamo questo metodo, non ci sono limiti a quello che
ci potrà essere imposto. E l’unico modo per opporci è rifiutare l’euro, il
segno più tangibile di questa politica e dei suoi fallimenti.
Dixi. E adesso vediamo cosa ci chiede l'amico che non ha letto bene le Istruzioni per l'uso, altrimenti saprebbe che non si fanno interventi a puntate. Ma la puntata interessante ve la sottopongo:
Prima domanda
Quando si parlava della svalutazione del 92' di circa il 20% si diceva che l'inflazione si abbassò l'anno dopo dal 5 al 4%.
Se io avevo un debito in lire ( mutuo fido o altro) a seguito della svalutazione io continuavo a pagare lo stesso e chi ci rimetteva era la banca che aveva investito non lire ma una qualunque altra valuta per finanziare il prestito iniziale..
Se noi uscissimo adesso dall'euro, la situazione non sarebbe differente?
Cioè, c'è un modo legale e certo per essere sicuri che se io ho adesso un debito da ripagare in euro questo non resti in euro e svalutando ci ritroveremmo tutti a dover pagare tanto in più di quanto si svaluta la nostra nuova lira??
Mi rendo conto che la situazione è difficile da prevedere perchè l'esperimento euro è comunque qualcosa di più di un semplice aggancio a una valuta più forte.. e nessuno di coloro a cui ho posto questa domanda mi hanno saputo rispondere e ovviamente io credo che se i debiti dovessero effettivamente restare in euro la correlazione tra svalutazione e inflazione potrebbe forse essere più forte??
Quando si parlava della svalutazione del 92' di circa il 20% si diceva che l'inflazione si abbassò l'anno dopo dal 5 al 4%.
Se io avevo un debito in lire ( mutuo fido o altro) a seguito della svalutazione io continuavo a pagare lo stesso e chi ci rimetteva era la banca che aveva investito non lire ma una qualunque altra valuta per finanziare il prestito iniziale..
Se noi uscissimo adesso dall'euro, la situazione non sarebbe differente?
Cioè, c'è un modo legale e certo per essere sicuri che se io ho adesso un debito da ripagare in euro questo non resti in euro e svalutando ci ritroveremmo tutti a dover pagare tanto in più di quanto si svaluta la nostra nuova lira??
Mi rendo conto che la situazione è difficile da prevedere perchè l'esperimento euro è comunque qualcosa di più di un semplice aggancio a una valuta più forte.. e nessuno di coloro a cui ho posto questa domanda mi hanno saputo rispondere e ovviamente io credo che se i debiti dovessero effettivamente restare in euro la correlazione tra svalutazione e inflazione potrebbe forse essere più forte??
Amico caro,
certo, sì, lo so: l'euro è un complotto di Ernst Stavro Blofeld (o era Rockerduck?) per sterminare i popoli europei. E quindi, naturalmente, se lo scopo è sterminarci, che noi si stia dentro o fuori saremo comunque morti, quindi stiamo dentro.
Giusto?
No, direi di no.
Io so benissimo che chiunque incontri in giro ti terrorizza dicendoti
che dovrai pagare il mutuo in euro con le tue nuove lire svalutate.
Questa è una colossale scemenza. Tutte le proposte operative di uscita
dall'euro, da quelle di "sinistra", a quelle di "destra", a quelle per addetti ai lavori, chiariscono molto bene il punto.
Ai rapporti di debito/credito regolati dal diritto nazionale, lo Stato che uscirà applicherà il principio della Lex
Monetae, in base al quale uno Stato sovrano sceglie liberamente quale valuta usare. Ne
consegue
che i contratti regolati dal diritto nazionale possono essere
semplicemente riconvertiti nella nuova unità di conto, senza che alcuna
delle
parti contraenti possa eccepire questa conversione come motivo di
recesso dalle
obbligazioni contrattuali (né avrebbe particolare interesse a farlo, con
buona pace degli strampalati blogger che temono il complotto delle
banche cattive). E questo vale per i depositi bancari, e per i mutui,
ecc.
Le conseguenze pratiche di questo principio sono disciplinate dagli art. 1277 e seguenti del Codice Civile (Torny santo subito dopo il concerto di Ligabue):
Art. 1277 Debito di somma di danaro
I
debiti pecuniari si estinguono con moneta avente corso legale nello Stato al
tempo del pagamento e per il suo valore nominale.
Se
la somma dovuta era determinata in una moneta che non ha più corso legale al
tempo del pagamento, questo deve farsi in moneta legale ragguagliata per valore
alla prima.
Art. 1278 Debito di somma di monete non aventi corso legale
Se
la somma dovuta è determinata in una moneta non avente corso legale nello
Stato, il debitore ha facoltà di pagare in moneta legale al corso del cambio
nel giorno della scadenza e nel luogo stabilito per il pagamento.
Art. 1281 Leggi speciali
Le
norme che precedono si osservano in quanto non siano in contrasto con i
princìpi derivanti da leggi speciali.
Sono
salve le disposizioni particolari concernenti pagamenti da farsi fuori del
territorio dello Stato.
L’art. 1277 si applicherebbe laddove l’Eurozona esplodesse. In quel caso l’euro non ci sarebbe più, non avrebbe più corso legale da nessuna parte al tempo del pagamento, e i pagamenti andrebbero fatti in moneta legale (nuova lira) ragguagliata per valore all’euro, e il rapporto di cambio sarebbe quello del changeover, cioè uno a uno (mi riferisco al changeover "in uscita", non a quello "in entrata". Solo qualche sprovveduto può pensare che si torni al 1936,27, ma lasciamo stare: non è un blog di psichiatria).
L’art. 1278 si applicherebbe laddove l’Eurozona non esplodesse, per cui l’euro continuerebbe ad avere corso legale, ma non nello Stato italiano. In questo caso il debitore potrebbe pagare in euro, ma ha facoltà di pagare in moneta legale (nuova lira) al cambio corrente alla scadenza. “Ecco!” Interviene il luogocomunista terrorista “Vedi! Il povero consumatore sarà schiacciato dalle rate del mutuo, perché dovrà pagarle in euro, o. ciò che è lo stesso, in nuove lire svalutate”. Calma. Leggiamo tutto. Questa disposizioni si applicano a meno che non intervengano leggi speciali, previste dall’art. 1281, e lo Stato ovviamente dovrà, nel decreto di uscita, prevedere una deroga all’art. 1278 stabilendo che i rapporti di debito e di credito in euro disciplinati dal Codice Civile saranno regolati in nuove lire al cambio previsto alla data del changeover (cioè uno a uno), e non a quella della scadenza del pagamento (che incorporerebbe la svalutazione).
Perché dico ovviamente?
Perché se non lo facesse condannerebbe all’insolvenza una quantità abnorme di
famiglie e di imprese. Nessun governo prenderebbe una decisione simile, se non
altro perché significherebbe mettere una pietra tombale su qualsiasi
aspirazione politica dei suoi componenti. Del resto, non è questo
quello che si
aspettano i mercati e non è questo quello che gli studiosi esteri
(Sapir,
Bootle, ecc.) prefigurano. Dobbiamo pensare che esiste una minima
razionalità: una volta presa la decisione, il buon senso dovrà
necessariamente prevalere.
Scusa, amico Brillo, ma secondo te, se la banca pretendesse di farsi
pagare in euro (avendo però convertito i tuoi depositi in nuove lire),
che cosa potrebbe pensare di ottenere se non un pugno di mosche? Secondo te, è meglio farsi pagare nella nuova valuta, o mandare in bancarotta il 70% dei propri clienti?
Io veramente certe volte mi chiedo con che testa la gente ragioni (e non parlo di te, ma di quelli coi quali tu hai parlato). Non so. L'ultrarazionalità da modello neoclassico mi fa sorridere, ma anche l'ipotesi che tutti i cittadini di un paese civile comincino a comportarsi dall'oggi al domani come i Lemmings non mi pare molto meno ridicola.
Quindi se hai un mutuo, stai sereno. Se poi sei fascista, e in mancanza
del manganello pensi che gli italiani debbano essere governati dallo spread, stai nell'euro. Se ci riesci...
(Preciso che a quanto ne so sono disciplinati dal diritto nazionale anche i rapporti intrattenuti con filiali sul territorio nazionale di banche estere. Non faccio nomi. Voi, per star tranquilli, controllate, poi, quando 48 sarà ministro delle finanze, dateci la lista delle vostre banche che ve le nazionalizziamo tutte. Ovviamente prima dovrete corromperci, ma non sarà difficile, perché a nostra volta noi avremo stampato tanta moneta).
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